Stat Rosa

“Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.”
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Per me, la libertà di espressione è condizione fondamentale di qualunque espressione artistica. Devo proteggere questo diritto, e combattere in nome di questa possibilità.
Ai Weiwei, Weiwismi

Quando eravamo piccoli si giocava a pallone. Il pallone lo portava sempre un nostro amichetto. 

Non era bravissimo, ma il pallone era suo e bisognava lasciarlo giocare titolare altrimenti non si giocava neanche noi.

Dopo un po’ pretese però di fare pure il capitano. I rigori bisognava lasciarli tirare a lui altrimenti se ne andava portandosi via il pallone con sé. Al minimo tocco, se perdeva la palla tra i piedi, era fallo e l’arbitro doveva fischiare la punizione. Guai a dirgli che aveva sbagliato un passaggio, un cross, una copertura o altro.

I bambini ben presto corrono ai ripari.

Fanno una colletta e comprano un pallone. Il pallone è di tutti. Il proprietario della palla a questo punto non può più dettare le regole del gioco. La sua palla ha perso il valore di scambio. La sua palla non è più “la palla” ma una palla qualunque. E qui i bambini imparano che l’unione fa la forza. Soprattutto economicamente.

Dopodiché instaurano una vera e propria democrazia che capiscono subito reggersi su quella autotassazione iniziale. Se il pallone si buca dovranno essere pronti a rimettere mano al portamonete.

I capitani delle due squadre vengono acclamati per alzata di mano. I bambini adesso votano i più bravi. Perché hanno compreso il valore del merito.

Chi non ha messo i soldi comunque può giocare lo stesso se i bambini ne valutano lo stato di necessità. E così i bambini imparano anche la solidarietà e l’assistenza sociale.

Si dettano le regole prima per garantire tutti. E i bambini imparano il valore delle leggi.

Ma dettano anche delle eccezioni. Quando è ora di tornare a casa dalle proprie famiglie scatta il “Chi fa questo gol ha vinto!” Anche se stai sotto di 10 a 0 hai ancora una chance.

I bambini non ti tolgono la speranza.

E sarebbe un bene ricordarselo anche da adulti.

"No Massimo, non ti sedere lì."
“E perché?”
“Quelli che si son seduti lì son tutti morti.”
“Azz… e perché agli altri non glielo dite?”
“Perché ce stanno antipatici.”

Era più forte di me. Al liceo non stavo molto attento. O meglio, ero un po’ attento e un po’ avevo la testa chissà dove. La professoressa pronunciò la frase: “I’m having a shower”, poi si girò verso di me per prendermi in castagna e mi chiese: “Rosa, ripetimi l’ultima frase!”. Io risposi: “I’m having a showman?”. E lei: “Lo vedi, non stai mai attento… e poi, che senso ha mi sto facendo un presentatore?”. “Beh, questo me lo deve dire lei!” Purtroppo mi scappò.

Ricordi che affiorano a distanza di anni ma che mi danno l’opportunità di affermare quanto segue: non sottovalutate l’importanza di una doccia calda. È una conquista dell’umanità.

GLI ULTIMI

Noi siamo gli ultimi.
Interrogateci.
Noi siamo competenti.
Noi portiamo in giro lo schedario
con le cartelle segnaletiche dei nostri amici
appeso al collo come la cassetta degli ambulanti.
Istituti di ricerca fanno domanda
per ottenere degli scomparsi gli scontrini della tintoria,
musei custodiscono le parole della nostra agonia
come reliquie sottovetro.
Noi, che sprecammo il nostro tempo
per motivi comprensibili,
siamo diventati i rigattieri dell’incomprensibile.
Il nostro destino è un monumento sotto tutela.
Il nostro cliente migliore
è la cattiva coscienza della posterità.
Prendete, servitevi.
Noi siamo gli ultimi.
Interrogateci.
Noi siamo competenti.

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo

Il cielo è tutto grigio. Piove. In lontananza sento cantare:

Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.

Per esempio quando un umano faceva domande scomode, del tipo: « È necessario andare così di fretta? » oppure « Abbiamo davvero bisogno di tutte queste cose per essere felici? », lo chiamavano Ribelle.

Fenomeni atomici discreti, gli scambi di elettroni tra neuroni e sinapsi all’interno del cervello sono per principio assoggettati all’imprevedibilità quantistica; tuttavia il gran numero di neuroni fa sì che, per annullamento statistico delle differenze elementari, il comportamento umano sia – tanto in generale quanto in particolare – altrettanto rigorosamente determinato di quelli di qualsiasi altro sistema naturale. Eppure, in determinate circostanze, estremamente rare – i cristiani parlavano di stato di grazia – un’onda di coerenza nuova sorge e si propaga all’interno del cervello; si manifesta, in maniera temporanea o definitiva, un comportamento nuovo, regolato da un completamente diverso sistema di oscillatori armonici; allora si dà quello che si è convenuto di designare come atto libero.
Michel Houellebecq, Le particelle elementari.

Diavolo: “accoglimi di nuovo nel Tuo cielo, perdonandomi i mali passati […] se lo farai […] il male finirà qui, oggi”
Dio: “non ti perdono, ti voglio come sei […] perché il bene che io sono non esisterebbe senza il male che tu sei […] se tu finisci, finisco anch’io, perché io sia il bene, è necessario che tu continui a essere il male, se il Diavolo non sussiste come Diavolo, Dio non esiste come Dio, la morte di uno sarebbe la morte dell’altro.”
Diavolo: “Che non si dica che un giorno il Diavolo non ha tentato Dio”

Estratto da Il Vangelo secondo Gesù Cristo di José Saramago.

It’s all wrong. It’s all right. It’s all wrong. You are all I need.

Era Aprile quando l’ho incontrato. Lui mi disse: “Pablo, io sono del sud. Come te. Un giorno lì ritornerò. E abiterò in una casa con una gran vite di fronte l’ingresso. E tutti i miei amici la vedranno.” Io lo guardavo e lo ascoltavo in silenzio… Oggi sono andato nel mio laboratorio. Nel centro del cortile ho piantato una grande e grossa vite. Così lo vedrò sempre vicino a me. E quando sarà cresciuta vi porterò la sua uva con le mie mani.

Ricordo di Pablo Rubio per Francesco Rosa.

“La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno.”

José Saramago. “Le intermittenze della morte.”

Francesco Rosa (12/5/1946 - 28/12/2013)

Ph. Giuseppe Rado

“La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno.”

José Saramago. “Le intermittenze della morte.”

Francesco Rosa (12/5/1946 - 28/12/2013)

Ph. Giuseppe Rado

Se in tv passa Una poltrona per due è di nuovo Natale. Su questo non ci piove. Da agnostico mi infastidisce l’estremismo del fideista convinto come quello dell’ateo convinto. L’ateo forse ancor di più. Dice che non farà gli auguri a nessuno perché non crede e non è la sua festa. Ciò può equivalere anche a dire che non dovrebbe fare gli auguri di buon compleanno a chicchessia poiché quel giorno non è anche la sua festa di compleanno. Un po’ misero come argomento credo. Quindi non mi resta che augurare Buon Natale a chi crede, Buon non Natale a chi non crede e Buone Feste a chi ha sospeso il proprio giudizio.

Se in tv passa Una poltrona per due è di nuovo Natale. Su questo non ci piove. Da agnostico mi infastidisce l’estremismo del fideista convinto come quello dell’ateo convinto. L’ateo forse ancor di più. Dice che non farà gli auguri a nessuno perché non crede e non è la sua festa. Ciò può equivalere anche a dire che non dovrebbe fare gli auguri di buon compleanno a chicchessia poiché quel giorno non è anche la sua festa di compleanno. Un po’ misero come argomento credo. Quindi non mi resta che augurare Buon Natale a chi crede, Buon non Natale a chi non crede e Buone Feste a chi ha sospeso il proprio giudizio.