Stat Rosa

“Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.”
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Mi premeva segnalare il movimento inglese di Save the Arts perchè la cosa riguarda da vicino anche noi. Andate a dare una occhiata a questo sito.

Quello che probabilmente in questo paese ancora non si è capito è che i tagli alla cultura sono estremamente dannosi. Gli addetti ai lavori questo lo sanno, il grande pubblico no. L’atteggiamento diffuso è questo: “Beh, preferisco i tagli alla cultura. Tanto non ci mangio.” Ma nessuno si è mai preso la briga di spiegare chiaramente e semplicemente che non è così. Riguarda tutti.

La cultura è una “industria” che genera profitto se gestita bene. E’ una industria che da da lavorare a tante persone. Pensate: impiegati e custodi dei musei, editoria, trasporti per movimentare le opere, assicurazioni, fabbri, falegnami, chi vende colori e pennelli, etc etc etc. C’è tutto un indotto importante che non può essere sottovalutato.

Un esempio veramente molto pratico: pochi sanno che la gestione del Macro è fortemente a rischio perchè non ci sono più le risorse per portare a termine i programmi. Questo ha costretto il direttore, Luca Massimo Barbero, a dare le dimissioni. Premetto che non voglio prendere le sue difese personali ma solo portare un esempio di chi probabilmente ha lavorato bene per una istituzione ed è stato costretto a non continuare a causa della mancata apertura mentale dell’amministrazione comunale.

Il museo da quando lo ha preso in mano (2008) è passato in pochissimo tempo da circa 20mila a 160mila visitatori (tutti paganti!) nel 2010. Nei soli primi 3 mesi del 2011 i visitatori sono stati 90mila.

Che dite, forse si intravede ora la possibilità che la cultura non sia solo una spesa ma anche un guadagno per la collettività? E che ne direste se tutto questo che sta cominciando ad entrare a regime venisse smembrato? Pensate solo ad una cosa, non al museo in se per se, ma alle attività commerciali che sono li vicino. 160mila clienti in meno l’anno per i bar, ristoranti, edicole e così via. Pensate a quante gallerie d’arte hanno investito (e resistito anche in tempi di crisi) puntando su quella che cominciava a sembrare una rinascita culturale capace di attrarre tanta gente e tanti investimenti. Forse saranno costrette a chiudere per spostarsi in luoghi migliori. E nuovamente meno artisti al lavoro, tipografi, affitti di locali, forniture di luce, corniciai e chissà quanti altri ne verrebbero coinvolti.

Se solo ci fossero a gestire le istituzioni culturali persone più capaci, manager pronti a generar profitto dalla cultura, si starebbe tutti molto meglio in questo paese. E a tutti noi forse non ci sarebbero stati imposti quei due centesimi al litro in più per finanziare il FUS. Fondi che poi andranno (ahinoi) a finanziare anche quel pasticciaccio brutto all’arsenale di cui ci dovremo vergognare col mondo.

Che ne dite ora, non vi riguarda?

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  2. postato da statrosapristina